Arriva l’equo compenso per professionisti e lavoratori autonomi

Arriva l’equo compenso per professionisti e lavoratori autonomi

La Commissione Bilancio del Senato ha approvato l’emendamento l’emendamento al DL Fiscale (148/2017) che introduce l’equo compenso a tutti i professionisti, anche a quelli non iscritti ad alcun ordine (e non solo agli avvocati come sembrava in un primo momento) La misura alla fine è stata modificata ed è stata estesa dai soli avvocati che svolgono prestazioni a vantaggio di banche, assicurazioni e imprese, a tutti i professionisti, anche a quelli non iscritti a un ordine. E’ previsto, nella nuova formulazione, anche che la pubblica amministrazione debba garantire il principio dell’equo compenso.

Sarebbe magari stato opportuno che per equo compenso da parte della pubblica amministrazione si intendesse anche il pagamento dei compensi e delle spese legali in tempi ragionevoli.

Così si legge nel testo:

«Art. 19-bis (Equo compenso per le professioni di cui all’articolo 1 della legge 14 gennaio 2013, n. 4) 1. Si presume, fino a prova contraria, manifestamente sproporzionato all’opera professionale e non equo un compenso disposto in favore dei professionisti di cui all’articolo 1 della legge 14 gennaio 2013, n. 4, dalle amministrazioni pubbliche, come dai committenti privati, in misura inferiore agli usi rilevati e accertati con decreto del Ministro dello sviluppo economico, anche avvalendosi delle Camere di commercio, sentite le associazioni iscritte all’elenco di cui all’articolo 2, comma 7, della legge 14 gennaio 2013, n. 4, nonche´ le associazioni dei lavoratori autonomi comparativamente piu` rappresentative sul piano nazionale di cui agli articoli 10 e 17 della legge 22 maggio 2017, n. 81. E` nulla ogni clausola o patto che determina un eccessivo squilibrio contrattuale tra le parti in favore del committente della prestazione prevedendo un compenso non equo. La nullita` della clausola o del patto di cui al periodo precedente, opera a vantaggio del professionista che esercita la relativa azione, ferma restando la validita` del contratto nelle altre sue parti»

La norma così indicata si inserisce in una serie di interventi normativi che tendono a disciplinare la materia dei compensi agli avvocati ed ai lavoratori autonomi in genere.

Ci riferiamo in primo luogo all’articolo 13 (conferimento dell’incarico e compenso) della nuova disciplina dell’ordinamento forense dove si legge:

  1. L’avvocato può esercitare l’incarico professionale anche a proprio favore. L’incarico può essere svolto a titolo gratuito.
  2. Il compenso spettante al professionista è pattuito di regola per iscritto all’atto del conferimento dell’incarico professionale.
  3. La pattuizione dei compensi è libera: è ammessa la pattuizione a tempo, in misura forfetaria, per convenzione avente ad oggetto uno o più affari, in base all’assolvimento e ai tempi di erogazione della prestazione, per singole fasi o prestazioni o per l’intera attività, a percentuale sul valore dell’affare o su quanto si prevede possa giovarsene, non soltanto a livello strettamente patrimoniale, il destinatario della prestazione.
  4. Sono vietati i patti con i quali l’avvocato percepisca come compenso in tutto o in parte una quota del bene oggetto della prestazione o della ragione litigiosa.
  5. Il professionista è tenuto, nel rispetto del principio di trasparenza, a rendere noto al cliente il livello della complessità dell’incarico, fornendo tutte le informazioni utili circa gli oneri ipotizzabili dal momento del conferimento alla conclusione dell’incarico; è altresì tenuto a comunicare in forma scritta a colui che conferisce l’incarico professionale la prevedibile misura del costo della prestazione, distinguendo fra oneri, spese, anche forfetarie, e compenso professionale. (12)
  6. I parametri indicati nel decreto emanato dal Ministro della giustizia, su proposta del CNF, ogni due anni, ai sensi dell’articolo 1, comma 3, si applicano quando all’atto dell’incarico o successivamente il compenso non sia stato determinato in forma scritta, in ogni caso di mancata determinazione consensuale, in caso di liquidazione giudiziale dei compensi e nei casi in cui la prestazione professionale è resa nell’interesse di terzi o per prestazioni officiose previste dalla legge. (13)
  7. I parametri sono formulati in modo da favorire la trasparenza nella determinazione dei compensi dovuti per le prestazioni professionali e l’unitarietà e la semplicità nella determinazione dei compensi.
  8. Quando una controversia oggetto di procedimento giudiziale o arbitrale viene definita mediante accordi presi in qualsiasi forma, le parti sono solidalmente tenute al pagamento dei compensi e dei rimborsi delle spese a tutti gli avvocati costituiti che hanno prestato la loro attività professionale negli ultimi tre anni e che risultino ancora creditori, salvo espressa rinuncia al beneficio della solidarietà.
  9. In mancanza di accordo tra avvocato e cliente, ciascuno di essi può rivolgersi al consiglio dell’ordine affinché esperisca un tentativo di conciliazione. In mancanza di accordo il consiglio, su richiesta dell’iscritto, può rilasciare un parere sulla congruità della pretesa dell’avvocato in relazione all’opera prestata.
  10. Oltre al compenso per la prestazione professionale, all’avvocato è dovuta, sia dal cliente in caso di determinazione contrattuale, sia in sede di liquidazione giudiziale, oltre al rimborso delle spese effettivamente sostenute e di tutti gli oneri e contributi eventualmente anticipati nell’interesse del cliente, una somma per il rimborso delle spese forfetarie, la cui misura massima è determinata dal decreto di cui al comma 6, unitamente ai criteri di determinazione e documentazione delle spese vive.

In pratica, la norma appena esaminata, lascia alla determinazione degli organi dell’avvocatura la determinazione i compensi, laddove non siano stati espressamente pattuiti tra le parti.

Va ricordato che la riforma Bersani prevedeva la legittimità del cosiddetto patto di quota lite sul quale poi si è verificata un’inversione di marcia da parte del legislatore.  In merito al contratto di finanziamento della lite che trova applicazione in diversi paesi di cultura ed ordinamento anglosassone, la dottrina ( Elena D’Alessandro Int’l Lis, 2016, 3-4, 142 commento alla normativa contratto di finanziamento alla lite) pone in risalto le finalità di natura indirettamente sociale di un contratto che finanzia la lite ritenuta e valutata come fondata , coprendo il pericolo della condanna alle spese, anche se le imprese assicuratrici finiscono per coprire l’accesso alla giustizia solo per le cause di importo rilevante.

Nel rilevare il rapido e spesso contraddittorio succedersi di norme concernenti i compensi dell’avvocatura (Perfetti , il compenso dell’avvocato nella recente evoluzione normativa e deontologica, Corriere Giuridico, 2014,12, Supplemento 31 ) così sintetizza l’autore il proprio pensiero:

La materia del compenso dell’avvocato è stata al centro di un processo di modifiche legislative e conseguentemente deontologiche segnato da aperture al nuovo e da ritorni alla tradizione. Al sistema imperniato sulle tariffe e che per certi versi restringeva l’area dell’autonomia privata impedendo – ad esempio – la pattuizione di compensi inferiori ai minimi ed il cd. patto di quota lite nella doppia articolazione di patto attributivo di una quota del bene in contesa e di una percentuale rapportata al risultato, se ne sono sostituiti due in successione; dapprima, e per qualche anno, un primo caratterizzato da ampia libertà e poi un secondo, attualmente in vigore, definibile come misto. Alla regola di libertà di pattuizione del compenso affermata dall’art. 13, comma 3 della legge n. 247 del 2012 ed all’abrogazione delle tariffe sostituite dai parametri, fa da contrappeso, infatti, un ritorno al divieto del patto di quota lite seppur solo sub specie di convenzione attributiva di una quota del bene in contesa con libertà invece, di negoziazione di una percentuale. Si tratta di una regolamentazione non priva di aspetti problematici tra cui quello relativo all’ampiezza dell’area di liceità dell’accordo concernente la percentuale; quest’ultima infatti, potendo essere rapportata al valore o al risultato previsto, non dovrebbe poter essere calibrata su quello conseguito. È a quest’ultimo riguardo che si pongono delicati problemi di delimitazione dei confini rispetto all’ipotesi del patto di quota lite, vietato, ed al significato pratico di un accordo in cui la percentuale è rapportata a ciò che si prevede possa essere il risultato dell’attività.

In materia di lavoro autonomo in generale, non va dimenticato il recente intervento dato dalla legge 22.5.2017 n.81 ( misure per la tutela del lavoro autonomo non imprenditoriale).

Quivi, il titolo I introduce apposita tutela del lavoro autonomo. In tale ambito, l’articolo 1 individua le tipologie del lavoro autonomo cui si applica la normativa. Esso è individuato nei rapporti di lavoro autonomo di cui al titolo III del libro V del codice civile. Ne vengono esclusi gli imprenditori ed i piccoli imprenditori. Sono quindi individuate e sanzionate le clausole e le condotte abusive. Queste sono indicate in maniera molto precisa dall’articolo 3 che si riferisce alle ipotesi di clausole che attribuiscono al committente la facoltà di modificare le condizioni del contratto, o, nei contratti a prestazione continuativa di recedere senza preavviso. Tale è pure prevista la clausola con la quale le parti concordano termini di pagamento superiori a 60 giorni dalla data di ricevimento della fattura o della richiesta di pagamento. E’ considerato inoltre abusivo, sempre in base all’articolo 3, il rifiuto del committente a stipulare il contratto in forma scritta. Nelle ipotesi di clausole abusive è sancito il diritto del lavoratore autonomo all’impugnazione delle stesse. Speciali disposizioni all’articolo 4 disciplinano gli apporti originali e le invenzioni del lavoratore. La regola è quella della totale spettanza dello sfruttamento al lavoratore autonomo, salvo che l’invenzione sia prevista quale oggetto del contratto di lavoro. Il successivo articolo 5 prevede la totale deducibilità delle spese di formazione e accesso alla formazione permanente. In precedenza in base all’articolo 54 del dpr 22.12.1986 n.917 tali spese, comprese quelle di vitto e di soggiorno, erano deducibili entro il limite annuo di 10.000. – euro. Sono considerati inoltre come totalmente deducibili gli oneri sostenuti per la garanzia del mancato pagamento delle prestazioni di lavoro autonomo fornite da forme assicurative o di solidarietà. L’articolo 6 si prevede la costituzione presso i centri per l’impiego e gli organismi accreditati di uno sportello dedicato al lavoro autonomo, per fornire le debite informazioni anche su commesse e appalti. Ulteriori adempimenti sono previsti dal successivo articolo 7 per le amministrazioni pubbliche in qualità di stazioni appaltanti di far conoscere ai lavoratori autonomi i bandi ed i requisiti previsti dai bandi; per quanto riguarda l’accesso ai fondi strutturali europei, essi vengono equiparati alle piccole e medie imprese.

Dunque un susseguirsi di interventi normativi che, non a caso, partono dalla professione forense, laddove le dinamiche economiche si fanno più sensibili, arrivando poi a coprire tutto il lavoro autonomo, dove è in corso un graduale avvicinamento con il sistema di tutele previsto per il lavoro subordinato, nel mentre quest’ultimo si rivela in parte maggiormente flessibile e permeabile a caratteristiche di autonomia in quadro di interessante osmosi.

Forse i tempi sono maturi per uno statuto del lavoro autonomo in grado di attrarre anche il mondo delle professioni.

Studio Legale Petracci – Marin

Labornetwork

Fabio Petracci

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