Nullita’ dell’avviso di addebito Inps in seguito ad accertamento dell’Agenzia dell’entrate non definitivo e impugnato con esito dell’annullamento davanti le Commissioni Tributarie

Nullita’ dell’avviso di addebito Inps in seguito ad accertamento dell’Agenzia dell’entrate non definitivo e impugnato con esito dell’annullamento davanti le Commissioni Tributarie

Iscrivibilità a ruolo del credito. L’accertamento è valido anche quando operato da altro ufficio pubblico diverso dall’ente previdenziale. Avviso di addebito INPS nullo.

(Corte d’Appello di Milano, Sezione Lavoro, Dott. Giovanni Picciau, sententza n. 354/2017 del 14/04/2017)

 

Il caso: Con ricorso depositato in data 21.11.2016 l’INPS proponeva appello avverso la sentenza del Tribunale di Lodi, che accoglieva la domanda del lavoratore *** accertando l’insussistenza del credito contributivo per capitale accessori e sanzioni civili rivendicato dall’INPS.

In primo grado il ricorrente aveva proposto opposizione avverso tale addebito.

L’INPS pretendeva le somme per due diversi avvisi ricevuti dall’Agenzia delle Entrate di Lodi, con i quali era contestato al lavoratore di non aver dichiarato i redditi relativi agli anni 2008 e 2009 durante il corso dei quali aveva prestato la propria attività come consulente finanziario a favore di una società. Il lavoratore impugnava tali avvisi davanti alla Commissione Tributaria Provinciale di Milano che accoglieva il ricorso annullando gli atti impugnati.

Il Tribunale respingeva inoltre l’istanza INPS di sospensione del giudizio ex art. 295 c.p.c. in quanto la circostanza che il processo tributario fosse ancora pendente non giustificava la sospensione. L’INPS affermava di aver proceduto all’iscrizione a ruolo sulla base degli accertamenti effettuati dall’Agenzia delle Entrate e in base ai quali assumeva che il lavoratore aveva conseguito maggiori redditi negli anni 2008 e 2009.

Il Giudice di I grado concludeva affermando che la sentenza del giudice tributario, pur non facendo stato nel giudizio, era liberamente valutabile e ne richiamava la motivazione laddove aveva accolto la tesi del lavoratore, ritenendo provato che i compensi percepiti da questo dalla società, seppure per prestazioni rese negli anni precedenti, erano stati fatturati nel 2010 e nel 2011.

L’INPS proponeva dunque appello avverso la prima sentenza, sostenendo che il Tribunale dovesse sospendere ex art. 295 c.p.c. il giudizio in pendenza del giudice tributario.

L’appello si estendeva anche alla parte in cui il Giudice affermava che la sentenza della Commissione Tributaria  era liberamente valutabile. Il lavoratore chiedeva il rigetto dell’appello.

 

La sentenza: La Corte d’Appello considerava infondato l’appello e di conseguenza la sentenza di primo grado veniva confermata. Veniva respinta la richiesta avanzata dall’INPS di sospensione del giudizio ex art. 295 c.p.c. sulla base del fatto che il giudizio era pendente tra Agenzia delle Entrate e Lavoratore, mentre L’INPS non era parte di questo, rappresentando soggetto terzo ed estraneo. Tali considerazioni permettevano di escludere che la pendenza del giudizio tributario potesse determinare l’obbligo di sospendere il giudizio.

La Corte d’Appello affermava inoltre che la sentenza del Giudice Tributario, pur non facendo stato tra le parti, poteva essere oggetto di libera valutazione.

Veniva inoltre respinta la mancata ammissione delle prove da parte del Giudice di I grado lamentata dall’INPS, nonché la sussistenza dei presupposti per il versamento da parte dell’Istituto soccombente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato e delle spese del grado d’appello.

 

Avv. Giuseppe Colucci

www.lavorolex.it

 

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