La legittimità della trattenuta TFR dei dipendenti pubblici

trattenuta TFR

La legittimità della trattenuta TFR dei dipendenti pubblici

Trattenuta TFR e TFS:

I dipendenti pubblici, in pensione, potranno ottenere la compensazione delle trattenute ( legittime) ricevute in busta paga per il tfr.

Di seguito quanto chiarito dall’ultima sentenza della Corte Costituzionale.

Nonostante l’ultima sentenza della Corte Costituzionale (sent. n. 213 del 22 novembre 2018) abbia dichiarato come legittime le trattenute del 2,5% della retribuzione per il TFR dei dipendenti pubblici, la riduzione della retribuzione lorda è tuttavia compensata da un aumento figurativo ai fini previdenziali del trattamento di fine rapporto che neutralizza gli effetti pregiudizievoli della trattenuta, per rendere invariata la retribuzione netta.

Di seguito quanto chiarito in motivazione dalla citata sentenza della Corte Costituzionale.

Si deve poi considerare che la riduzione della retribuzione lorda è compensata da un corrispondente incremento figurativo ai fini previdenziali e del trattamento di fine rapporto, che neutralizza i possibili effetti pregiudizievoli, su tale versante, della decurtazione operata.

Anche da questo punto di vista la disposizione oggi censurata si discosta dalla disciplina del d.l. n. 78 del 2010, dichiarata costituzionalmente illegittima in quanto si risolveva in una riduzione del TFR maturato.

Quanto alla denunciata discriminazione dei lavoratori beneficiari del TFR, si deve osservare che l’eterogeneità della struttura, della base di calcolo e della disciplina dei regimi del TFR e del TFS, confermata anche dal laborioso processo di armonizzazione e dalla necessaria gradualità che lo ha governato, preclude la valutazione comparativa sollecitata dal rimettente.

Non sussiste, pertanto, la violazione dell’art. 3 Cost., prospettata dal rimettente.

L’auspicata equiparazione tra lavoratori in regime di TFR e lavoratori in regime di TFS, nei termini adombrati dal giudice a quo, non potrebbe che alterare il punto di equilibrio individuato dal legislatore e dalle parti negoziali, secondo un bilanciamento non irragionevole, e determinare, per ammissione dello stesso rimettente, una diversa sperequazione, che avvantaggerebbe i lavoratori in regime di TFR, destinati a beneficiare di un più cospicuo trattamento retributivo rispetto ai lavoratori in TFS.

Il principio dell’invarianza della retribuzione netta, con i meccanismi perequativi tratteggiati in sede negoziale, mira proprio a garantire la parità di trattamento, nell’ambito di un disegno graduale di armonizzazione, e non contrasta, pertanto, con il principio di eguaglianza invocato dal rimettente.

Non si ravvisa neppure la violazione del diritto a una retribuzione sufficiente e proporzionata alla quantità e alla qualità del lavoro prestato (art. 36 Cost.).

Per costante insegnamento di questa Corte, la sufficienza e la proporzionalità della retribuzione devono essere valutate avendo riguardo al trattamento complessivo e non a una singola sua componente, quale è l’importo del contributo previdenziale soppresso (fra le molte, sentenze n. 96 del 2016, punto 4. del Considerato in diritto, e n. 178 del 2015, punto 14.1. del Considerato in diritto).

 

Avv. Giuseppe Colucci

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